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Un'industria in agonia

UNA MANIFESTAZIONE PER L’INDUSTRIA DEI CONGRESSI E CONVEGNI

Martedì 27 ottobre il mondo degli eventi manifesta davanti a Palazzo Chigi a tutela di un settore in ginocchio, duramente colpito dallo stop  a convegni e congressi dell’ultimo Dpcm.

23 ottobre 2020 – Il settore dell’industria dei congressi e dei convegni chiede ascolto e attenzione a Governo e Parlamento. Un intero comparto, sul lastrico a causa del Covid19, rischia di chiudere definitivamente i battenti dopo l’ultimo provvedimento governativo che impone lo stop a convegni, congressi ed eventi aziendali.


L’industria dei congressi e degli eventi è volano di produttività ed esportazioni, traina il turismo generando un indotto di circa 65 miliardi di euro con un impatto diretto sul Pil di 36,2 miliardi di euro/anno (l’Italia rappresenta la sesta nazione al mondo per impatto economico generato dal settore degli eventi e dei congressi), impiega 569 mila addetti: ora lotta per la sopravvivenza.

Martedì 27 ottobre
dalle ore 10.00 alle 13.00

i rappresentanti delle principali realtà associative, organizzative e imprenditoriali italiane e internazionali che appartengono a questo mondo saranno, nel rispetto di tutte le norme di sicurezza, davanti a Palazzo Chigi per protestare, chiedere le ragioni per cui il settore è stato chiuso in modo discriminatorio dal recente Dpcm e ristori concreti per il comparto. 

 

“Siamo tutti dalla stessa parte – sottolineano gli organizzatori – quella di un Paese che deve salvare i suoi cittadini da contraccolpi sanitari ed economici allo stesso modo, ma invitiamo le autorità a non trovare facili ed innocenti capri espiatori e a non sacrificare il lavoro di centinaia di migliaia di persone che non hanno né presente né futuro. L’organizzazione professionale dei congressi consente di gestire flussi anche consistenti di persone con protocolli che garantiscono totale sicurezza”.

Sino a luglio la ricerca “L’impatto del Covid-19 sulla meeting industry italiana: la prospettiva delle sedi per eventi e congressi” realizzata dall’Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (Aseri)  in collaborazione con l’associazione dell’industria italiana dei congressi e degli eventi Federcongressi&eventi, ha rilevato che il lockdown ha determinato la cancellazione del 69,7% degli eventi e congressi. Il dato, confermato a settembre dalla ricerca AstraRicerche per il Club degli Eventi e sicuramente peggiorato negli ultimi mesi, può essere tradotto a livello nazionale nella stima di una perdita di circa 215.000 eventi.

Una battuta d’arresto drammatica per un’industria che negli ultimi 5 anni aveva conosciuto un positivo e costante percorso di crescita, con un tasso di incremento medio del numero di eventi del 4,1% annuo. “Già la situazione è letteralmente drammatica, ma con il provvedimento decretato dall’ultimo Dpcm – commentano i rappresentanti dell’industria dei congressi e dei convegni – si condanna a morte il settore definitivamente, compromettendo anche tutto il 2021-2022, considerata la lunga gestazione di cui necessitano gli eventi congressuali. Speriamo di far comprendere ai governanti le nostre ragioni, nel tentativo di tutelare il diritto alla salute e, al contempo, il diritto al lavoro”.

Alleanza Cooperative Italiane, Associazione Italiana Confindustria Alberghi, Association of Destination Management Executives International, Associazione Internazionale Interpreti di Conferenza in Italia, Associazione Nazionale Banqueting e Catering; Assoturismo, Astoi Confindustria Viaggi, Club degli Eventi e della Live Communication, , Confcommercio, Convention Bureau Italia, Federalberghi, Federcongressi&eventi, Federturismo, Fiavet, FTO-Federazione Turismo Organizzato, ICCA Italian Committe, MPI- Meeting Professionals Internationals Italia Chapter e SITE – Society for Incentive Travel Excellence.

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